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GUSTAVE COURBET
La biografia di Gustave Courbet, grande
artista pittore e maestro del Realismo.
Opere Gustave Courbet
Jean Désiré Gustave Courbet nasce da una prospera famiglia di agricoltori, in Francia a Ornans il 10 giugno 1819, una cittadina presso le montagne del Giura, vicino la Svizzera. Gustave
frequenta la scuola locale, dove è ben noto come un allievo rumoroso e irrequieto. Sviluppa in tale ambiente e grazie all'influenza di uno dei suoi insegnanti, l'interesse per il disegno dal vero. Nel 1837, seguendo le indicazioni della sua famiglia, Gustave si iscrive a legge presso il Collège Royal di Besançon. Contemporaneamente segue, presso l'Accademia locale, le lezioni del pittore Flajoulot. Nel 1839 Gustave lascia gli studi di legge e si trasferisce a Parigi, dove trova lavoro nello studio di Steuben e Hesse. Ma Gustave ha uno spirito libero e indipendente e conseguentemente abbandona presto tutto, preferendo studiare e lavorare da solo. Si dedica così allo studio dei pittori spagnoli, francesi e fiamminghi, eseguendo copie nei musei cittadini.
Nel 1848, come pittore aveva ancora da farsi conoscere, aveva partecipato al "Salon", ma solo poche opere erano state accettate, tuttavia conosce un commerciante olandese che compra due sue opere e lo incoraggia al punto che in quello stesso anno scrivendo ai genitori afferma: "Sono all'apice del successo e ho accanto a me persone di grande influenza ...".
Tuttavia, malgrado la comunicazione ai genitori, il suo successo doveva ancora concretizzarsi, ma nel febbraio del 1848 il re Luigi Filippo abdica e nasce il governo repubblicano. In questa rivoluzione anche il comitato di selezione del "Salon" è sciolto e Courbet coglie subito l'occasione, presentando e riuscendo a esporre, ben dieci dipinti che riscontrano subito una buona accoglienza. Nel 1849 il comitato di selezione del "Salon" viene
nuovamente formato, ma il vento del cambiamento già soffiava e dunque vengono accettate altre sette sue opere e tra queste è presente "Dopo pranzo a Ornans" che vince una medaglia d'oro e viene acquistato dal governo per il museo di Lille.
Questa medaglia d'oro dona a Courbet la libertà di esporre, infatti grazie a tale riconoscimento, potrà esporre le sue opere al "Salon", senza passare dal vaglio della giuria. Nel 1850 espone dunque al "Salon" l'enorme dipinto
"Sepoltura a Ornans". Il quadro indubbiamente lascia un indelebile
segno, viene deriso e stroncato dai critici, i vignettisti ne fanno parodie, mentre le autorità lo considerano con diffidenza, sospettando messaggi sovversivi.
Al contrario, il movimento realista acclamava l'opera di Courbet, perché rappresentava i loro ideali e l'artista era contento di esprimere queste idee, tanto che in un'intervista del 1851 dichiarò: "Non sono solo un socialista, ma anche un democratico e repubblicano; in breve, sono a favore della rivoluzione". Purtroppo, l'anno seguente, nacque il Secondo Impero e tale dichiarazione sarà
sicuramente suonata, come poco opportuna.
Nel 1855 Courbert viene invitato a realizzare un dipinto per l'Exposition Universelle di Parigi, previa presentazione di uno schizzo mirato a dare il consenso a realizzare l’opera. Courbet ritenendo compromessa la sua libertà di artista, rifiutò indignato e organizzò una sua mostra personale intitolata
"Realismo", proprio vicino al padiglione dove si teneva l'Exposition Universelle di Parigi. Nella mostra
"Realismo" erano presenti opere come "L'atelier del pittore", ma ciò nonostante,
"Realismo" ebbe ben poco successo e furono appena coperti i costi. Questo insuccesso, sommato al cambiamento del regolamento del
"Salon" che eliminava il privilegio di esporre senza passare attraverso il giudizio della giuria, inducono Courbert a cercare la sua affermazione presso altri centri europei. Nel 1856 si reca dunque in Belgio e nel 1959 passa un lungo periodo in Germania, dove viene accolto come una celebrità, tanto che gli viene messo a sua disposizione uno studio dall'Accademia di Francoforte. Negli anni successivi espone a Londra, Anversa, Bruxelles, Amsterdam e a L'Aia, dove sempre ottiene successi importanti. Nel 1869 ottiene una medaglia d'oro dal re Leopoldo II del Belgio e l'Ordine di San Michele da Ludwig II di Baviera. A Parigi
tuttavia, nonostante il successo e i prestigiosi riconoscimenti, le cose non vanno benissimo; vero è che alcune sue opere vengono ben accolte al Salon, ma contrariamente alle sue aspettative, non vengono acquistate dallo Stato. D’altra parte c’è da considerare che Courbert aveva deliberatamente cercato di scandalizzare, presentando l’opera
"Ritorno dalla conferenza", ove sono ritratti dei clericali ubriachi.
Nel 1870 Napoleone III perde il potere e nasce la Comune, un governo repubblicano che avrà vita brevissima. Purtroppo Courbet si era presentato alle elezioni ed era stato nominato consigliere e dunque, quando nel maggio del 1871 la Comune viene soppressa nel sangue, l'artista viene arrestato, multato di 500 franchi e condannato a sei mesi di prigione.
Per questa pena riuscirà comunque a cavarsela con poco, viene infatti prima ricoverato in una clinica e poi dimesso.
Peccato che la vera pena doveva ancora essere pronunciata. Occorre infatti sapere
che il 14 settembre 1870 Courbet aveva chiesto di demolire la colonna Vendôme, considerata dalla Comune "un monumento di barbarie, un simbolo di forza bruta e di falsa gloria, una affermazione di militarismo, una negazione del diritto internazionale, un insulto permanente dei vincitori ai vinti, un attentato continuo ad uno dei tre grandi principi della Repubblica: la fratellanza!".
Considerato dunque che durante la Comune, il 16 maggio 1871, il monumento era stato abbattuto, Courbet
viene ritenuto responsabile della distruzione della colonna e condannato a pagare le spese di ricostruzione. Temendo la bancarotta, Courbet fugge in Svizzera, stabilendosi a La Tour-de-Peitz. Tuttavia nel 1877, gli
sarà comminata un'ammenda di circa 323.000 franchi oltre alla confisca di molti
suoi dipinti. Proprio alla fine dello stesso anno, il 31 dicembre del 1877, Courbet more.
Lascerà all'intera umanità la sua pittura fatta di opere nuove e rivoluzionarie,
che Indagano e interpretano il mondo contadino e borghese, il nudo femminile e la natura.
Aveva detto: "Ho cinquant'anni ed ho sempre vissuto libero; lasciatemi finire libero la mia vita; quando sarò morto voglio che questo si dica di me: Non ha fatto parte di alcuna scuola, di alcuna chiesa, di alcuna istituzione, di alcuna accademia e men che meno di alcun sistema: l'unica cosa a cui è appartenuto è stata la libertà".
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