Anna Maria Guarnieri nasce nel 1947 a Sesto Fiorentino. I suoi studi fanno
capo all'Istituto d'Arte, mentre le sue opere giovanili e le prime
mostre risalgono al 1970, ma già; nel 1973 la Guarnieri
dimostra di aver acquisito padronanza ed essenzialità della
pennellata, ne è una prova l'opera "IL GERANIO" in visione
al lato. Oggi la pittura dell'artista si muove intorno al Simbolismo
magico, condividendone in modo naturale e moderno il manifesto
e dunque, in gran parte delle sue opere, cerca di rappresentare in una
forma visibile e concreta, idee astratte come amore, odio, Dio,
pietà, ecc. Come ha avuto modo di scrivere il Prof.
Gerardo Pecci, critico e storico
dell'arte, quella della Guarnieri "è una pittura colta,
intrigante, che racchiude analogie e significati, sentimenti opposti ed emozioni nascoste che si annidano
nei meandri di un simbolismo che prima nasconde e poi rivela la
verità delle cose". L'artista considera quindi
qualsiasi oggetto, non in quanto tale, ma come segno simbolico
dell'idea. In particolare la Guarnieri ama le porte e gli ingranaggi.
Così dipingendo una porta l'artista simboleggia
ogni aspetto dell'animo umano, come curiosità,
segregazione, clausura, scoperta, richiesta e misticismo. Mentre
dipingendo ingranaggi l'artista richiama lo spettatore alla
fratellanza di ogni individuo, che pur nella diversità,
è parte indispensabile e unica dell'universo.
Anche il dott. Franco Bulfarini nel suo saggio
critico intorno all'analisi simbolista di Anna Maria Guarnieri, afferma
che "è
l’animo dell’artista a
dettare la partitura e l'opera appare sempre più
pretesto per dar forma al dettato interiore, per fornire luogo di
approdo alla ricerca introspettiva senza per questo rinnegare la
visione reale, bensì con l'intento partendo da
quella o dal ricordo che ne deriva, di riedificarla per renderla
visione intimista ricca di patos e senso di mistero. Vi è
armonia, melodia, musicalità nell'opera della
Guarnieri, emergono sonorità che si fanno largo
d'istinto quando l'occhio è nella mente
e le emozioni sono dedotte dai luoghi oscuri e misteriosi del mito e
della storia. Sono molte le opere ove vige un profondo e ben espresso
senso di appartenenza all'Assoluto. Opere che non rimangono
avvinte a toni di struggente romanticismo ma anzi segnalano umori
propri della profonda idealità dell'artista. La
ricerca della Guarnieri, per parte tecnica si avvale di
un'attenta gestione del colore, reso con
l'apparenza d'irraggiamento ben graduato e
vivificante, che supera la via dell'intelletto per
raggiungere in modo pregnante e pervadente la via del cuore, ove meglio
coniugare sentimenti e speranze. L'artista nella metafora di
ingranaggi simbolo
o ruote del tempo, cerca di esprimere disegni
unificanti, attraverso la storia dei popoli. Ogni opera mette al primo
posto il bisogno d'unità, di compiutezza, ed ogni
particolare non può che non asservire l'insieme,
come ogni luce non può ignorare il contesto e ogni velatura
lascia intendere che oltre la superficie visibile
c'è dell'altro".
Tutto questo è talmente vero che l'artista è
solita dire che tutta la realtà è solo
apparentemente banale, poiché "siamo tutti troppo
spesso cieche ruote di un orologio e proprio perché ciechi,
non ci rendiamo conto che facciamo parte di un grande meccanismo, nel
quale ogni pur piccolo ingranaggio assolve al perfetto funzionamento
dell'insieme. Per questo motivo, mi sento sempre più
impegnata a creare opere, atte a emozionare, in modo da far meditare la
mente e riscaldare il cuore".
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