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TECNICA DI
PITTURA
di un'artista Anna Maria Guarnieri
PITTURA
e OSSERVAZIONE
-
Una
delle differenze principali che intercorrono tra un bravo pittore e colui
che riesce solo a pasticciare con i colori é la capacità di saper
osservare, ovvero di cogliere ogni dettaglio della visione reale. La
vita moderna ci porta spesso ad utilizzare attività cerebrali
logico-verbali e pochissimo le relazioni tra forme, spazio e colore e per
questo é necessario "fermarsi" e osservare. Io ad esempio
adotto una tecnica di osservazione che chiamo "puntiforme".
Cerco infatti di guardare l'oggetto che devo riprodurre osservandone punto
per punto i dettagli infinitamente piccoli di ogni sfumatura di colore e
di luce, poi cerco di isolare
lo spazio nel quale é collocato l'oggetto, osservandone con cura le
proporzioni.
PITTURA
e SCHIZZO
-
Anche se oggi esiste
la macchina fotografica con la
quale
é possibile fissare in una frazione di secondo momenti altrimenti
fluttuanti o irripetibili, io ritengo necessario integrare la fotografia
con dei disegni a carboncino. Per disegnare adopero fogli di carta
semiruvida di 33 x 48 cm, di una grammatura di circa 200 - 240 g. e
naturalmente le matite secche di carboncino. Perché eseguo dei disegni?
semplicemente perché la loro esecuzione mi aiuta ad osservare e poi a
ricordare, tutti qui dettagli che altrimenti verrebbero naturalmente
ignorati.
PITTURA
e SUPPORTO -
Anche se per alcune opere adopero la tela, io trovo
più adatto al mio modo di pitturare il cartone telato. Ritengo infatti che avendo
questo una base rigida e fortemente assorbente, sia
estremamente versatile per molte tecniche miste. Tuttavia, considerato che
io pitturo quasi esclusivamente ad olio, per far aderire meglio il colore,
preparo il cartone telato, stendendo uniformemente con un pennello, un
sottilissimo impasto a base di gesso.
PITTURA
e DISEGNO -
Spesso vedo alcuni pittori che iniziano a pitturare la loro tela, senza
aver minimamente abbozzato un cenno del disegno. Devo confessare che
ammiro chi ha queste capacità, ma io prima di prendere un pennello, devo
adoperare le mie matite e disegnare molto bene tutte le mie opere. Trovo che
questo sistema mi aiuti ad immaginare meglio il risultato finale ed inoltre,
così facendo, ho la possibilità di riflettere sul disegno realizzato per
qualche giorno e apportarvi, se del caso, le modifiche necessarie o
cancellarlo totalmente. Quando frequentavo la scuola e facevo il
"Tema di Italiano", mi capitava spesso di non trovare molti
errori sul compito appena fatto, ma se poi rileggevo a distanza di qualche
tempo lo stesso "tema" scoprivo sempre qualche brano da
migliorare. Oggi, con i mie quadri cerco di fare lo stesso, evito
rigorosamente la loro rapida realizzazione, così ho modo di riflettere e
migliorare.
PITTURA
e TAVOLOZZA -
Parlare della mia tavolozza é come parlare del "caos
cosmico". La comune tavolozza dovrebbe essere un piano di cui l'artista si serve per mescolare i
colori, ma io non ho vicino al mio cavalletto una tavolozza, ma un magma
che trabocca di colori, vasetti, piattini, tappi e quanto possa servire a
contenere del colore. Conosco dei colleghi che puliscono ogni volta la
loro tavolozza o che adoperano i piatti di plastica usa e getta, ma il mio
modo di essere e di pitturare mi impedisce questa ordinata gestione del
colore. Come ho già avuto modo di accennare, i miei quadri non nascono in
poche ore e quindi io ho necessità di conservare alcuni dei colori
creati, mentre intanto lavoro all'esecuzione di un'altra opera. Il
risultato di tutto questo é un apparente e forse anche reale disordine,
ma chissà per quale misterioso motivo, le mie mani sanno sempre dove andare ad intingere il pennello.
PITTURA
e CAVALLETTO -
E' uno
strumento indispensabile per la
pittura in studio, è molto comodo, pratico e
permette di realizzare quadri di varie dimensioni, senza costringere il
pittore a posture impossibili. E' quindi bene avere un cavalletto di buona
fattura e del tipo dotato di meccanismo
che permette di abbassare e sollevare il sostegno inferiore del supporto,
il modo da poterlo avere centrato rispetto all'altezza del nostro sguardo.
Inutile descriverVi il mio cavalletto, ha talmente tanti anni, che non
riuscireste a trovarne uno simile.
PITTURA
e PENNELLI -
E' vero che é possibile pitturare anche con straccetti, stecchi, dita e
quanto altro, come non nego che qualche volta, strumenti e materiali non
accademici sono utilissimi, ma avere dei buoni pennelli é indispensabile.
Esiste una vasta gamma di
modelli per ogni esigenza che vengono classificati per numeri. I miei
pennelli sono di pelo sintetico e animale, ne possiedo una gamma
quasi completa sia per dimensioni e forme. Amo curare i miei pennelli,
come curo l'esecuzione di un quadro; dopo ogni seduta li pulisco
delicatamente, prima con acqua ragia e poi con acqua e sapone e li ripongo
in bell'ordine al loro posto, facendo attenzione a mettere ai pennelli più piccoli il
loro cappuccio trasparente. Quando mi accorgo che le setole del pennello
sono diventate secche, le metto in bagno nell'olio di lino e le tengo per
circa 30 minuti, poi le tampono con della morbida carta assorbente.
PITTURA
e COLORI A OLIO -
Sul mercato esistono colori di diverse
marche e in un campionario possono esserci fino a 110 tonalità,
ma io in genere ne adopero solo 13, più il bianco ed il nero. Infatti,
nell'esecuzione di un dipinto cerco sempre di ottenere il maggior numero
di colori con il minor numero di tubetti, nessun colore viene da me steso
puro sulla tela ed in genere mescolo il colore in quantità molto piccole
in modo che nuovi colori si formino continuamente. Ogni volta che compongo
una nuova tinta, lavoro verso la mescolanza esistente e così ottengo una
tavolozza ricca e con varie tinte.
I colori a olio garantiscono la massima stabilità e inalterabilità nel
tempo, ma purtroppo hanno dei tempi di essiccazione molto lunghi. Se ho
quindi fretta, espongo per circa due giorni il dipinto all'aria aperta e
alla luce del sole. Posso garantire che il metodo non danneggia il
dipinto, anzi, ho notato che l'olio essiccandosi, non ingiallisce e non
crepa. Proprio per possibili problemi di crepatura del colore, io evito di
adoperare i gel essiccanti. Anche
se i colori buoni e professionali hanno un elevato costo, io cerco sempre
di adoperarli non solo perché migliorano il risultato finale dell'opera
eseguita, ma soprattutto perché un buon colore resiste inalterato per
tantissimi anni. E' pur vero che io non sono Leonardo da Vinci e nessuna
delle mie opere assomiglia alla "Gioconda", ma perché privarmi
dei sogni.
PITTURA
e DILUENTE -
Esistono vari diluenti dei colori ad olio, tra i quali il distillato di
petrolio raffinato, l'essenza di trementina e la ragia minerale. Io
solitamente adopero modeste quantità di distillato di petrolio inodore e
per pulire i pennelli la ragia minerale all'essenza
di pino. Trovo inutile descrivervi l'uso del diluente, anche perché la
quantità che io utilizzo maggiormente é impiegata per pulire.
PITTURA
e OLIO
-
Esiste in commercio una notevole gamma di
oli e olietti, ma io preferisco affidarmi all'olio di lino, che é una
sostanza che il tempo ha testato e ha dimostrato la sua bontà.
L'aggiunta di Olio di lino al colore permette
sicuramente di raggiungere una buona
dilatazione della pennellata rendendo il dipinto ben "plasmato",
inoltre l'olio di lino essicca abbastanza rapidamente e aumenta la
brillantezza del colore. Questo olio ha tuttavia un difetto, é soggetto
ad ingiallimento, che io evito, trattando l'opera come ho già descritto,
nella sezione "colori a olio". Inoltre non adopero solo olio di
lino, ma anche olio di papavero, che impiego sempre per i colori molto
chiari. Per quale motivo? semplicemente perché anche questo olio ha una
grande tradizione storica ed assolutamente non ingiallisce, anche se é un
olio che essicca più lentamente dell'olio di lino.
PITTURA
e PROSPETTIVA
-
Premesso che non
necessariamente ogni pittore deve tenere conto della prospettiva, tanto
che ci sono bellissime opere d'arte e noti artisti che nei loro dipinti
trascurano gran parte della visione prospettica. Tuttavia, il mio modo
odierno di pitturare non può trascurare la prospettiva. La visione
della profondità è un fenomeno ottico, per cui gli oggetti ci appaiono via
via più piccoli man mano che si allontanano dal nostro occhio e sfuggono
verso l'orizzonte. Come conseguenza, linee che sappiamo essere parallele,
tendono ad avvicinarsi fino a congiungersi in un punto che é chiamato
punto di fuga. Creare un'opera che suggerisca il senso della profondità e della prospettiva
significa quindi trovare una simbologia geometrica che permette alla
nostra mente di interpretare il disegno, che è bidimensionale, secondo i
segnali visivi dell'esperienza del mondo reale, che è tridimensionale.
Io, comunque, cerco di ottenere da ogni mia opera la quadridimensionalità,
nel senso che cerco di aggiungerci anche una quarta dimensione che é per
me la dimensione dell'anima.
PITTURA
e SIMBOLISMO
-
Il simbolismo é un
movimento emerso durante il periodo postimpressionista, intorno al 1890.
Io, fondamentalmente, ma senza voler imitare, condivido il manifesto di questo
movimento e dunque,
in gran parte delle mie opere cerco di rappresentare in una forma visibile
e concreta, idee astratte come amore, odio, Dio, pietà, ecc. Considero
quindi qualsiasi oggetto, non in quanto tale, ma come segno simbolico
dell'idea. Non amo tuttavia deformare la prospettiva, ma preferisco la
sintesi dei soggetti, "forzare" l'intensità del colore e la
tridimensionalità,
quali mezzi per meglio decorare e soprattutto per far intuire e rendere
leggibile il mio messaggio.
Alla
fine di questa piccola escursione sul mio modo di pitturare, mi rendo
conto di non aver detto molto a quel lettore che ha avuto la volontà e
pazienza di leggermi fino a questo punto, ma non ho la vocazione
dell'insegnante ed inoltre, ogni espressione artistica ha i suoi misteri
ed io desidero conservare qualcuno dei miei. Sono infine
assolutamente convinta che agli estimatori delle mie opere, non interessi
molto come raggiungo un determinato risultato, l'importante per loro é il
risultato, che deve essere esteticamente piacevole, far meditare la mente
e riscaldare l'anima.
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Critica
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